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Space economy e assicurazioni: il futuro è già qui

Immaginate di produrre farmaci nello spazio, coltivare le viti, realizzare cavi ottici, o di estrarre terre rare sulla Luna per i microchip dei nostri cellulari. Tutto questo può sembrare un sogno ma è già realtà, e lo sarà sempre di più nel giro di 3 anni.

È stata la grande scoperta che abbiamo fatto durante il 2° appuntamento di Insurance Garden – serie di eventi organizzati da Adenes Italia – dal titolo “Spazio, prossima frontiera. Le nuove opportunità per le imprese nella Space Economy e gli impatti sul mondo assicurativo”.

La novità è dunque che, dopo il predominio dei governi dei vari Paesi nel mondo per attività scientifiche, ora lo spazio si apre anche ai privati e alle loro attività commerciali.

Cosa comporterà tutto ciò dal punto di vista assicurativo? Abbiamo cercato di scoprirlo grazie al contributo di un eminente speaker, Roberto Provera – Direttore Nuove Iniziative, Partnership e Innovazione, Esplorazione e Scienza di Thales Alenia Space –e con l’aiuto di Paolo Ungaro, broker di lungo corso, e di Stefano Vassena, Senior Loss Adjuster di C&P esperto in Sinistri Complessi & Corporate e Aviation.

Spazio: dove si opera e che cosa si produce

Roberto Provera ha innanzitutto chiarito che attualmente l’attività di esplorazione di Thales Alenia Space e dei suoi concorrenti si concentra nell’Orbita Bassa (a circa 400 km dalla terra, zona di microgravità) e sulla Luna: “L’Italia è in prima fila in questa corsa: ci muoviamo per garantire la permanenza umana continua, con basi lunari destinate a governi e privati”.

Per quanto riguarda invece l’Orbita Bassa “il nostro Paese ha contribuito fortemente alla realizzazione della stazione spaziale internazionale e di piattaforme automatiche, che saranno utilizzate anche per scopi commerciali e per la quale seguiremo anche l’attività logistica. Nel 2027, per esempio, è prevista la 1° piattaforma per la produzione farmaceutica e biotech (SpaceRider): le molecole prodotte in micro gravità, infatti, sono più pure. Per lo stesso motivo si potranno stampare anche retine biotech, oppure realizzare cavi in fibra ottica. Nel 2032, invece, lanceremo il primo habitat lunare”.

Un’economia da 300 miliardi

Si può quantificare il peso economico di queste nuove attività? “Le ricerche parlano di 300 miliardi di dollari all’anno. Teniamo conto che attualmente i costi maggiori sono rappresentati dai lanci in orbita di tutto ciò che servirà a creare e ad alimentare questi business” dice Provera.

Ovviamente occorrerà tenere conto che le tecnologie di produzione dovranno adattarsi al nuovo ambiente di microgravità, “dove le radiazioni non sono schermate dall’atmosfera, c’è presenza di polveri e detriti spaziali e le temperature sono molto elevate o molto basse”.

Contestualmente si sta sviluppando anche la presenza dell’uomo nello spazio, a partire dal turismo, ma non solo.

La Luna e i suoi tesori

Fino a poco tempo fa, nota Provera, la Luna veniva gestita dai governi come base per la ricerca scientifica; ora si considera come base per sperimentare tecnologie che serviranno all’uomo per sopravvivere su altri pianeti – come Marte  -, come base di lancio verso i pianeti del sistema solare e anche come giacimento per estrazione. Sì, ma di cosa? “Terre rare, che sul nostro pianeta scarseggiano ma sono indispensabili per gli strumenti tecnologici, elio, e anche acqua per produrre combustibile e permettere la sopravvivenza degli esseri umani”.

La legislazione spaziale

Come è governato lo spazio? A quali leggi soggiace? Provera spiega che ancora oggi ci si basa su un trattato Onu di oltre 60 anni fa, nel quale si dichiara che “lo spazio è di tutti, ne va fatto un uso pacifico e si deve applicare la regola del mutuo soccorso. Si aggiunge poi che ogni organismo è responsabile in caso di problemi dei sistemi che manda in orbita”. La normativa comunque avanza in ogni Paese: il governo italiano, ad esempio, sta approvando una legge che regolamenterà, tra le altre cose, le responsabilità in caso di danni causati da operazioni in orbita.

E le assicurazioni?

Detto ciò, Provera ha ammesso che per le aziende private oggi è davvero difficile trovare una compagnia disposta ad assicurare i rischi nello spazio che, come si può immaginare, sono davvero molti.

Per capire a che punto siamo in questo ambito, Paolo Ungaro ha presentato una breve storia delle assicurazioni spaziali per arrivare allo stato dell’arte che ci si presenta oggi.

Tutto inizia degli anni Sessanta

I primi assicuratori “spaziali” sono stati i Lloyd’s, nel 1965, in riferimento alle fasi di pre-lancio di un satellite denominato Early Birds. “Bisogna aspettare fino al 1977 per vedere in gioco l’Italia: in quell’anno Generali assicura il lancio da Cape Canaveral del Sirio, satellite italiano per le telecomunicazioni” aggiunge Ungaro.

Dopo di che arrivano anche i primi sinistri: “Nel 1984 sempre i Lloyd’s recuperano due satelliti in orbita resi inutilizzabili, pagano gli indennizzi alle società proprietarie dei satelliti, ne divengono proprietari a loro volta e decidono di ripararli e rivenderli.

Ma l’anno memorabile dei sinistri spaziali è stato purtroppo il 1986, quando lo Space Shuttle Challenger si disintegra a pochi secondi dal lancio”.

Dopo tale evento il mondo assicurativo si ritrae, ma già negli anni Novanta lo stesso Ungaro assicura due mini satelliti per telecomunicazioni e lettura dei contatori luce, gas e acqua.

Ancora oggi però i Lloyd’s sono tra i pochi assicuratori attivi nello spazio.

Le polizze oggi

Arriviamo ai nostri giorni. Attualmente, spiega Ungaro, le polizze assicurative spaziali coprono i seguenti rischi:

  • RC: prevede la responsabilità diretta degli “Stati lanciatori” per danni causati a terze parti dai propri veicoli
  • Polizza danni pre-lancio | lancio (fase più pericolosa) | orbita. Qui è indispensabile la clausola di rinuncia alla rivalsa, perché è impossibile determinare di chi sia la responsabilità
  • Business interruption e loss of profits. Copertura per la perdita di fatturato derivante dall’inattività
  • Cybersecurity e violazione dei dati

Ogni attività prevede più assicuratori, ciononostante il mercato rimane molto concentrato e al momento le perdite sono superiori ai profitti: “Nel 2023 le compagnie hanno incassato 557 milioni di dollari di premi ma hanno registrato sinistri per 995 milioni. Ora però si prospetta un nuovo scenario” precisa Ungaro. “Con l’apertura dello spazio ai commerci si genereranno nuovi rischi per le missioni spaziali. E a ciò si aggiunge il turismo spaziale: proprio lo scorso settembre con Space X è stata inaugurata la prima passeggiata in orbita!”.

Le sfide del mondo assicurativo

Ha proseguito il discorso assicurativo Stefano Vassena, evidenziando ciò che oggi si può realizzare nello spazio, oltre a quanto anticipato da Roberto Provera e Paolo Ungaro.

  • Energia
    • Leghe e materiali innovativi  con proprietà uniche, non replicabili sulla Terra a causa delle diverse condizioni fisiche (assenza di gravità, ambiente controllato, ecc…)
    • Ricerche mediche in orbita: alcuni ospedali stanno già collaborando per condurre ricerche in orbita su malattie degenerative come Alzheimer e Parkinson, sfruttando l’ambiente a microgravità per test avanzati.
    • Agricoltura Alimenti migliorati: piante coltivate nello spazio, come viti e uva, mostrano una crescita più rapida e robusta rispetto alla crescita sulla Terra, suggerendo possibilità di miglioramento delle produzioni agricole terrestri.

Tra vecchi e nuovi rischi il mercato avanza

Di fronte a questa mole di attività i rischi che si possono generare sono quelli dinamici e di esercizio: Quando si inizieranno a installare basi commerciali spaziali o lunari “immaginiamo di avere tutto da realizzare, con il materiale che deve giungere a destinazione (rischi logistici). A questo punto vi sarà la fase di assemblaggio e messa in opera e poi, appunto, la fase di esercizio: problemi alle macchine, agli impianti, alle merci, problemi di manutenzione. Più o meno, al netto degli eventi possibilmente e potenzialmente dannosi, non ci troviamo in una condizione difforme da quella delle polizze property” dice Vassena.

“Potremmo perciò avere delle polizze assimilabili alle CAR/EAR che coprono l’opera ‘spaziale’ con tutti i rischi che ne potranno derivare, ovviamente diversi da quelli terrestri, perché le tecnologie e gli ambienti sono completamente differenti: non ci saranno alluvioni, probabilmente, ma il rischio di incappare nei detriti spaziali – che viaggiano a quasi 30 mila km/h -, per esempio, invece potrà esserci. In più, vanno considerati i rischi relativi alle persone che operano in questi settori e ambienti” spiega ancora Vassena.   

Ci troveremo sicuramente anche di fronte a nuovi rischi, “di cui non avremo statistiche, perciò occorrerà un importante scambio di informazioni tra assicurato e assicuratore, oltre che numerose competenze scientifiche. L’assicuratore diventerà un partner indispensabile dell’azienda per suddividere il rischio. Il tempo e l’aumento delle informazioni permetteranno di quotare correttamente i rischi e di far scendere i prezzi”. Sì, perché l’aspetto dei costi non è indifferente. Attualmente, specifica Provera, “portare un chilo di materiale in orbita può costare 200 mila dollari – andata e ritorno – sulla Luna anche 1 milione di dollari”.

“Lo sviluppo del mercato, lo abbiamo visto, sarà enorme e diventerà molto appetibile. Sarà difficile tenersi in disparte a quel punto” conclude Vassena.

Le domande dal pubblico sono state numerose e molto specifiche. Rispondendo a esse i nostri speaker hanno delineato uno scenario davvero affascinante e ancora tutto da costruire.

Arrivederci al prossimo Insurance Garden.

Il podcast

È possibile ascoltare l’intervento di Roberto Provera: è già disponibile infatti il podcast dell’incontro: clicca qui.  

Robot, cobot e l’innovazione pervasiva

Nuovi scenari di innovazione per il sistema produttivo italiano e risvolti assicurativi

Una platea attenta, un ospite d’eccezione e tante domande per comprendere meglio gli scenari che l’innovazione apre nel mondo assicurativo.

È iniziato così il primo appuntamento di Insurance Garden, la rassegna di eventi a cadenza trimestrale con cui Adenes Italia intende accompagnare il mercato nell’esplorare le sfide attuali e ispirare una riflessione, fornendo spunti innovativi per contribuire a disegnare insieme l’assicurazione del presente e del futuro. Titolo dell’evento? ‘Robot, Cobot e l’innovazione pervasiva. Nuovi scenari di innovazione per il sistema produttivo italiano e risvolti assicurativi’.

Speaker d’eccezione

Ospite dell’evento inaugurale, che si è tenuto il 28 maggio presso la sala Giardino nella sede di Adenes Italia, è stato Stefano Linari, ingegnere nucleare, ricercatore del Cern e team leader di un esperimento sul Bosone di Higgs che ha meritato il premio Nobel nel 2013, inventore di nove brevetti e anche “imprenditore seriale”, come si definisce lui stesso, avendo fondato aziende (Alleantia, IProd, Linari Nanotech e Linari Medical) che spaziano dall’IoT industriale, la gestione di imprese manifatturiere, fino allo sviluppo di nanomateriali e la telemedicina.

Il supporto dei periti esperti di Adenes Italia

Di fronte a una platea composta da compagnie assicurative, broker, agenti e periti, Linari ha presentato i cambiamenti, non futuri ma già attuali, della produzione industriale, di fronte ai quali il mondo assicurativo è chiamato a interrogarsi sull’opportuna protezione del rischio, con risvolti assuntivi del tutto nuovi. Su questo aspetto è stato coadiuvato dai periti esperti di Adenes Italia: Francesco Cincotti, Senior loss adjuster di Vering Italia, Giovanni Zanotti, Risk assessor di Action, e Fabrizio Magnani, Senior loss adjuster di C&P.

A introdurre lo speach, oltre a Pepe Moder – giornalista di Radio24 e partner di Imaginars, che ha moderato l’evento -, è intervenuta Elisabetta Pinciroli, a. d. di Adenes Italia, per ricordare come la sala Giardino sia nata come “spazio di lavoro, di svago, ma anche di incontro e condivisione di cultura e di bellezza. In questo contesto si inserisce perfettamente il ciclo di incontri Insurance Garden, dove possiamo condividere le sfide della cultura assicurativa tra tutti gli attori del mercato. Se usciremo di qui con delle idee in testa, potremo davvero dire di avere fatto ‘cultura’”.

Per rimanere nel campo culturale, l’evento è stato accompagnato da un sottofondo musicale, grazie a un giovanissimo pianista che ha suonato il pianoforte a coda che impreziosisce la Sala Giardino.

Come cambia la produzione industriale

Per introdurre il tema dell’incontro Linari ha citato alcune percentuali: “Circa il 50% delle imprese manifatturiere italiane usa un software di controllo e gestione, sempre più spesso in cloud. Mentre l’IoT, ovvero l’interconnessione, è stata attuata da circa il 60% delle aziende per accedere a Industria 4.0”. È entrato poi nel cuore della questione: “La presenza dei robot nelle fabbriche è da anni una realtà. Lavorano in autonomia all’interno dei loro recinti secondo una precisa programmazione da parte di un tecnico. Invece i cobot, robot collaborativi, sono concepiti per interagire fisicamente con l’uomo in uno spazio di lavoro condiviso e la loro presenza è ormai realtà in molte aziende. Capite bene che lo scenario di rischio muta radicalmente quando una macchina lavora a stretto contatto con l’uomo. Per esempio: per un difetto di programmazione, o per altri motivi, un cobot che effettua saldature accanto a un operaio potrebbe ferirlo, ustionarlo… se gestisce sostanze chimiche queste potrebbero sversarsi…”.

Addestramento e guida autonoma

Non è finita. Linari si addentra ancora di più nel tema: “Ci sono imprese, come Amazon, dove la logistica è gestita da cobot, che si aggirano autonomamente per il magazzino spostando pesi e trasportando prodotti”. E si concentra poi sulla programmazione dei cobot: “Possono essere ‘addestrati’ da chiunque, senza lasciare tracce, perciò a chi si potrà attribuire l’eventuale difettosità dei movimenti? Alla programmazione iniziale, a chi lo ha addestrato?” E da subito si comprende che tali innovazioni hanno un inevitabile risvolto assicurativo.

Industria 4.0: automazione ovunque

L’automazione pervade i macchinari citati, ma non solo. Prosegue infatti Linari: “Tutto oggi è automatizzato per supportare l’operatore. Dietro a ogni display, infatti, c’è un software. Per ridurre i costi di acquisto oggi le imprese stanno trasferendo i software nel cloud. Ciò può sicuramente aumentare la ‘superficie’ di rischio, che ormai non è più confinata all’interno della fabbrica, e anche la tipologia dei rischi. Per scongiurare, ad esempio, l’interruzione di attività, occorre ora prendere in considerazione anche l’infrastruttura di rete in termini di affidabilità, ridondanza, velocità, sicurezza. I cyber risk, che a questo punto possono bloccare completamente una fabbrica, sono ormai dietro l’angolo”.

Prodotti iper connessi: di chi è la responsabilità?

La platea si fa sempre più attenta. Al fascino per le innovazioni descritte si associa ora un sottile disagio nel comprendere i numerosi risvolti assicurativi. Una domanda sorge allora spontanea e impellente, e Linari se ne fa portavoce ribadendola: “I nuovi prodotti industriali, sempre più semplici da programmare, la cui gestione software è ospitata fuori dalla macchina stessa, rendono più difficile indentificare le responsabilità in caso di malfunzionamento. Chi può essere ritenuto responsabile? Il software, la rete (pubblica o privata che sia), il server, il cloud provider, oppure chi ha progettato la macchina?”.

Attenzione allo scambio dei dati

Linari aggiunge un altro importante risvolto. Nella fabbrica 4.0, in quella che lavora sull’IoT, nei nuovi modelli di business ‘as a service’, lo scambio di dati attraverso il cloud è imprescindibile, e anche lì può insinuarsi il virus che porta al guasto delle macchine. Esiste una copertura per questi rischi? “Se da un lato la normativa non è ancora definita in questo ambito, ci sono però casi virtuosi a cui ci si può ispirare per certificare lo scambio dati”.

Risvolti assicurativi: cyber risk e la scatola nera

Terminato l’intervento di Linari, è stato compito dei periti esperti di Adenes Italia approfondire i temi assicurativi correlati.

Ha iniziato Francesco Cincotti, Senior loss adjuster di Vering Italia, con l’aspetto forse più complesso e statisticamente più destinato a manifestarsi: l’attacco cyber. “La sottoscrizione di una polizza cyber”, ha esordito Cincotti, “prevede la compilazione di un questionario, che rappresenta la base di partenza per il perito in caso di sinistro. Già oggi esso è davvero complesso da redigere; pensiamo a quanto può diventare ancora più complicato tenendo conto di ciò che ha spiegato Stefano Linari. È chiaro infatti che la superficie di attacco di una minaccia cyber si espande di molto, così come il perimetro di analisi di un semplice guasto”. Cincotti si è spinto anche oltre: “A mio parere il cyber non è materia trasferibile al mercato assicurativo, se non per i danni. Meglio affidarsi alle ‘scatole nere’ (controllo sicurezza dell’ambiente informatico) al posto del questionario della polizza; infine, diventa a questo punto imperativo sviluppare e diffondere in modo professionale ed efficace la copertura dei danni da business interruption, rischio ancora molto sottovalutato nel nostro Paese, ma che invece può far fallire le imprese”.

RC prodotti: la questione si complica

Cincotti ha proseguito descrivendo il possibile scenario che coinvolge la responsabilità civile prodotti: “Il fatto che oggi i prodotti siano realizzati in più parti, costruite da più fornitori, che avanza il ‘pay per use’, che la produzione è in parte trasferita nel cloud, ci fa capire che diventa sempre più complesso definire la responsabilità civile”.

Ma l’innovazione descritta da Linari ha anche risvolti positivi: “La tracciabilità del funzionamento delle macchine e dei prodotti consente al perito di scoprire in modo sempre più puntuale dove il problema si è verificato. Inoltre, e questo dovrebbe far gioire gli assicuratori, grazie alla tecnologia il controllo qualità diventa sempre più efficiente ed efficace”.

Opportunità per le assicurazioni

Anche Giovanni Zanotti, Risk assessor di Action, si è dapprima concentrato sulle opportunità che l’innovazione genera per il comparto assicurativo: per le imprese di produzione infatti essa porta a un aumento di efficienza e flessibilità dei processi, a una migliore conoscenza dei propri sistemi, quindi a un migliore utilizzo dei propri asset e a una minore possibilità di difettosità dei prodotti. “Di contro” ha proseguito Zanotti “ci troviamo di fronte a nuove complessità: complicata interconnessione tra processi, possibile vulnerabilità delle infrastrutture, difficile protezione dei dati, elevati potenziali di business interruption e da lì una problematica allocazione delle responsabilità in caso di incidente”.

Insomma, da un lato l’innovazione non fa che bene, ma emergono anche delle problematiche: “Grazie ai cobot la probabilità di accadimento di un danno diminuisce ma, per certi aspetti, potrebbe aumentarne la magnitudo in ambito property. Un macchinario evoluto vale di più, se si rompe il danno economico sarà maggiore, non sappiamo cosa comporterà in termini di continuità aziendale e di business interruption. In questo ambito rimane un’incognita, perché non possiamo basarci sulla storicità degli accadimenti precedenti. Occorre per ora puntare sulla manutenzione programmata e predittiva, che però la maggior parte delle aziende non applica”.

I rischi del cobot come “animale da compagnia”

Fabrizio Magnani si è concentrato sul tema R.C.O: “Se il robot industriale tradizionale rimane confinato, come un leone nella sua gabbia in uno zoo, il cobot interagisce con gli umani, esattamente come fa un animale da compagnia” ha esordito il Senior loss adjuster di C&P. “Stando accanto a esso l’operatore è soggetto a rischi da valutarsi opportunamente.

Probabilmente gli eventi dannosi R.C.O. aumenteranno di frequenza ma è altresì probabile che diminuiranno di magnitudo grazie a sensori, velocità ridotte e carichi inferiori rispetto appunto ai robot tradizionali”.

E là dove si produce un danno dove vanno ricercate le responsabilità? “Si tratta di analisi da condursi avendo ben chiaro il quadro normativo nonché le peculiarità di questi dispositivi” ha concluso Magnani.

Dialogo aperto

A partire da tutti gli interrogativi posti, che hanno contribuito ad ampliare ulteriormente il già vasto campo di interesse tratteggiato da Stefano Linari, si è sviluppato un interessante dibattito tra il pubblico e i relatori, durante il quale si è potuto comprendere che, se da un lato si aprono molte opportunità per il mercato assicurativo, dall’altro tutti gli attori della filiera sono chiamati a farsi trovare pronti per affrontarlo. Al momento il gap da coprire tra l’innovazione che già pervade le nostre imprese e l’assunzione dei relativi rischi è ampio. Il primo Insurance Garden ci ha permesso di scoprirlo e prenderne atto e, speriamo, ha generato anche qualche idea. Ora sta a tutti noi cogliere questa opportunità e valutarne correttamente i rischi.

Un incontro tutto da ascoltare

Potremo ascoltare l’incontro e comprendere così le implicazioni che i cobot e l’innovazione portano nelle fabbriche in termini assicurativi grazie alla pubblicazione di una serie di podcast che troverete nelle principali piattaforme. Stay tuned!

adenesitalia.com

Convegno Adenes Italia

Eventi atmosferici estremi ad alto impatto organizzativo: i modelli per la gestione dei sinistri in Italia e in Europa
La gestione di questi fenomeni, sempre più numerosi e più violenti anche nel nostro Paese, richiede un approccio corale di prevenzione dei rischi, ma soprattutto nuove competenze tecniche e sinergie gestionali che, almeno in questo momento, mancano. Nel convegno internazionale organizzato da Adenes Italia una riflessione per trovare una soluzione comune.

378 eventi meteorologici estremi (+22% rispetto al 2022), 16 miliardi di euro di danni alle aree colpite e 31 persone decedute. Sono questi, in sintesi, i numeri che descrivono la situazione del nostro Paese (dati Osservatorio Città Clima di Legambiente).

La scorsa estate la nostra Penisola è stata colpita da un susseguirsi di episodi catastrofali e da eventi naturali di eccezionale portata, primo accenno di quella che potrebbe essere una nuova normalità dovuta ai mutamenti climatici in corso.

Le aree più colpite da questi fenomeni estremi sono state il Nord Italia con 210 eventi, seguita dal Centro (98) e dal Sud (70). Sono aumentati alluvioni ed esondazioni fluviali (+170% rispetto al 2022), le temperature record nelle aree urbane (+150%), le frane da piogge intense (+64%), le mareggiate (+44%), i danni da grandinate (+34,5%), e gli allagamenti (+12,4%).

Da fine 2024 scatterà, inoltre, l’obbligo di assicurazione contro gli eventi catastrofali: cosa cambierà? Tra meno di un anno, tutte le imprese italiane e quelle internazionali con una stabile organizzazione nel nostro Paese dovranno stipulare una copertura assicurativa sui danni causati da eventi naturali (alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni) a terreni e fabbricati, impianti, macchinari, attrezzatture industriali e commerciali.

“Gli eventi naturali dello scorso luglio, ancor più di quelli catastrofali – dichiara Elisabetta Pinciroli, presidente di Adenes Italia, la holding del maggiore gruppo peritale e di servizi assicurativi in Italia – al di là degli aspetti finanziari, hanno evidenziato significative sfide operative nel mercato assicurativo a tutti i livelli, in termini di efficacia dei processi di gestione dei sinistri, rispetto alle aspettative di assicurati e clienti. È essenziale affrontare queste problematiche in maniera efficace per evitare ripercussioni future, tenendo conto anche che tali fenomeni saranno purtroppo sempre più frequenti e di sempre maggiore portata. Vogliamo contribuire a una riflessione sugli aspetti organizzativi peculiari per la gestione dei sinistri legati a questi eventi e sull’impatto che essi hanno sul profilo reputazionale del mercato. È importante che ci si fermi per un momento di riflessione guardando anche alle esperienze organizzative in essere in Paesi che hanno dovuto affrontare questa sfida prima di noi (Francia, Germania e Olanda in particolare). Possiamo prendere spunto da chi ha già sperimentato delle soluzioni: ora è il momento di agire. Ci auguriamo che il dibattito di questi mesi innescato dai nuovi provvedimenti legislativi possa aumentare la consapevolezza di tutti, aziende e cittadini”.

Secondo le stime dell’ANIA, l’associazione nazionale delle imprese assicuratrici, nel 2021 solo il 5% delle microimprese italiane (0-9 dipendenti) aveva una copertura assicurativa contro le calamità naturali. La copertura assicurativa si attesta al 55% per le piccole imprese, al 67% per le medie e al 78% per le grandi che, però, sono solo l’1% del totale.

Se guardiamo alle abitazioni private, poi, il quadro non cambia: nell’ultimo anno circa 5 milioni di italiani hanno subito danni, causati da calamità naturali o dal maltempo, alla propria abitazione, ma solo 1 su 3 aveva una polizza assicurativa a tutela dell’immobile. In un Paese come il nostro caratterizzato da infrastrutture e patrimonio edilizio sempre più vecchi e da una crescita costante dei livelli di urbanizzazione in zone esposte al rischio, non possiamo far altro che abituarci ad affrontare disastri metereologici che, solo fino a qualche anno fa, non erano assolutamente prevedibili e che rendono sempre più indispensabile un approccio proattivo e corale per la gestione dei sinistri volto al contenimento dei danni economici e reputazionali.

“Mentre aumentano i danni causati dal cambiamento climatico – precisa Umberto Guidoni, co-direttore generale di ANIA – l’Italia continua a registrare un evidente gap di protezione. È necessario, dunque, individuare un sistema efficace di protezione del Paese. Per questo abbiamo accolto con estremo favore l’introduzione, nell’ambito della Legge di Bilancio 2024, della previsione di un obbligo assicurativo per le coperture cat nat (alluvione e terremoto, frane) per le imprese. Questa norma rappresenta un primo passo concreto e tangibile verso due obiettivi primari per il settore assicurativo: la maggiore protezione del Paese e la gestione più efficiente delle risorse, a beneficio della collettività. Con l’obbligo assicurativo, inoltre, il rischio viene distribuito su tutto il territorio nazionale con un effetto positivo anche sui premi assicurativi. Il nostro auspicio è che interventi analoghi possano essere previsti anche per le abitazioni civili”.

La gestione di questi eventi è anche questione di competenze. Organizzazione, preparazione e tempestività sono i pilastri su cui si basa una corretta ed efficace gestione e valutazione dei danni, ma essere pronti a gestire le emergenze e avere a disposizione risorse adeguate non è sufficiente. “L’intensificarsi della gravità degli eventi naturali – aggiunge Elisabetta Pinciroli – ha acuito un altro problema che, nel prossimo futuro, dovrà necessariamente trovare una soluzione. In questo momento c’è una vera carenza di professionisti specializzati nell’attività di valutazione dei danni. Io credo che tale situazione dipenda dal fatto che questa professione, nel corso del tempo, ha perso il suo appeal perché poco conosciuta e poco remunerata rispetto ad altri settori del mercato del lavoro e noi, come attori coinvolti, dovremmo impegnarci sempre di più per far capire quanto queste figure, in realtà, siano fondamentali per un reale servizio all’assicurato”.

Un grande aiuto può sicuramente arrivare dalla tecnologia, in fase di monitoraggio, di raccolta delle denunce e nella gestione degli accertamenti peritali. Molte imprese assicurative, in Europa, hanno iniziato a sviluppare dei tool che consentono di analizzare i fenomeni metereologici, li mappano e li incrociano con i dati di portafoglio. In alcuni casi le prime simulazioni sono disponibili anche a partire da una settimana prima dell’evento; si può quindi avere in anticipo una ipotesi della portata dell’evento in termini numerici e di esposizione finanziaria. Queste informazioni permettono la messa in atto di azioni di prevenzione e mitigazione del danno attraverso semplici messaggi agli assicurati. La denuncia attraverso i canali digitali, oltre a ridurre il picco di lavoro degli addetti all’apertura dei sinistri, permette di migliorare la qualità dei dati disponibili e, di conseguenza, di ottimizzare l’approccio alla valutazione del danno guadagnando in reattività ed efficienza.

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Adenes Italia è il principale Gruppo di servizi per il mondo assicurativo nel nostro Paese; attore globale e multispecialistico, interviene prima, durante e dopo il verificarsi di un sinistro per offrire il migliore supporto possibile. Nasce dal fortunato incontro di organizzazioni consolidate quali Saint Roch e Groupe Adenes. In un ambito in forte evoluzione, offre risposte specifiche alle differenti esigenze del mercato attraverso un’offerta globale e responsabile, un approccio agile e innovativo, proiettato nel futuro e vicino ai clienti. L’intera gamma dei servizi intorno al danno è organizzata in aziende specializzate per un’offerta agile, integrata e fortemente tecnica. Fanno parte del Gruppo Adenes Italia sei aziende operative: Action srl, A&A srl , C&P srl, Experta srl, TPA&A srl, Vering Italia srl. La medesima attenzione al cliente, un’unica visione del mercato, la stessa propensione all’innovazione continua e la stessa spinta alla digitalizzazione del lavoro.

Adenes Italia, un salto di qualità per il mercato peritale italiano

Il CDA di Adenes Italia. Da sinistra a destra: Raphael Xixons: amministratore; Elisabetta Pinciroli: Presidente, Tancrède Stagnara: amministratore, Philippe Roux: amministratore.

Saint Roch srl, holding delle aziende afferenti ad A&A srl, e Adenes sas, azionista di maggioranza di AlfaCincotti spa, si sono unite per dare vita a un nuovo gruppo di servizi per il mondo assicurativo. Alla guida del nuovo gruppo, che si pone così come il maggior player del settore in Italia per estensione di servizi offerti e numero di dipendenti, ci sarà la holding Adenes Italia srl. Le aziende operative del gruppo Adenes Italia insieme costituiscono una offerta multispecialistica per il mercato della valutazione dei danni e dei servizi collegati, in tutti i settori e ambiti, nazionali e internazionali. Un rapporto aperto e diretto con i clienti, l’approccio al sinistro in un’ottica di servizio, una comunicazione trasparente e il driver digitale sono i capisaldi dello sviluppo di Adenes Italia nei prossimi anni. Adenes Italia vuole essere una risposta seria e di valore alle esigenze attuali del mercato, che richiede partner solidi, capaci di offrire un’ampia gamma di servizi di qualità e in grado di affrontare con i giusti mezzi la sfida della digitalizzazione. La proprietà di Adenes Italia sarà condivisa tra i due gruppi fondatori, nulla varierà nella direzione delle aziende operative.

“Sono contenta di questo ulteriore passo,”

dice Elisabetta Pinciroli, amministratore delegato di A&A e presidente di Adenes Italia,

“che ci permette di entrare in un ambito internazionale con partner che abbiamo cercato e scelto perché, a dispetto delle grandi dimensioni, sono dei ‘veri periti’, nati da un bell’esempio di concentrazione del mercato. Questa unione rafforza e consolida la nostra presenza in tutti gli ambiti: Property, RC, complessi e di frequenza, Corporate e Middle Market. Trovo di grande valore la rete vrs Adjusters per la gestione dei clienti e dei danni internazionali, e la possibilità di usufruire della profonda esperienza del gruppo Adenes in ambito construction e nel settore auto. È per me una grande sfida anche personale”.

“Sono molto felice di costruire con i nostri partner italiani questa nuova società, Adenes Italia, sulle medesime basi che hanno fatto il successo di Adenes in Francia.”

afferma Tancrède Stagnara, direttore di Adenes sas e amministratore di Adenes Italia

“L’incontro di team di grande valore e con know-how tecnici complementari.

  • L’unione di aziende, ognuna leader nel proprio settore, che collaborano per creare una proposta al mercato completa e personalizzata.
  • La passione per le nuove tecnologie e l’innovazione a servizio dell’efficienza e della qualità.
  • Soprattutto un progetto imprenditoriale dove l’umano rimane al centro delle nostre preoccupazioni.

Sono certo che Adenes Italia sarà in grado di portare sul mercato italiano, e non solo, questa combinazione unica di talenti, esperienza e modernità”.

Francesco Cincotti, presidente di AlfaCincotti spa e direttore per l’Europa di vrs Adjusters, aggiunge:

“Siamo entusiasti di questo duplice impegno: sul fronte interno con l’integrazione dei servizi e all’estero con il consolidamento della presenza diretta in Europa. Buon lavoro a tutto il gruppo!”.

Saint Roch srl
www.saint-roch.it
È la holding proprietaria di A&A srl. È leader in Italia nella gestione e valutazione dei danni. Nasce nel 2010 con la proposta al mercato di un approccio nuovo e tecnico per la valutazione dei danni elettrici ed elettronici. Sin da questo inizio ha fatto della rivoluzione digitale e tecnologica un elemento chiave per la valutazione dei sinistri di frequenza, fattori indispensabili per affrontare grandi numeri senza rinunciare a un approccio personalizzato e attento alle esigenze di agenti e assicurati. Su questi presupposti, sull’idea di “perizia as a service” e su un’offerta di qualità di tutti i servizi legati al mondo del sinistro, Saint Roch ha creato le altre aziende del gruppo: Experta, TPA&A, il brand BEN e ha orientato i suoi investimenti come per la recente acquisizione di C&P, operazione di altissimo profilo qualitativo. L’insieme delle aziende che fanno capo a Saint Roch nel 2021 ha registrato un fatturato di oltre 16 milioni di euro e conta 200 dipendenti oltre a collaboratori presenti su tutto il territorio nazionale.
Adenes sas
www.adenes.eu
Con oltre 2.400 dipendenti e quasi 900 periti distribuiti in più di 120 filiali, il Gruppo Adenes è uno dei leader, in Francia, nel mercato peritale e dei servizi assicurativi in ambito Property e Liability. Riconosciuto da tutti gli assicuratori del mercato, Adenes interviene in caso di sinistri property, responsabilità civile, edilizia e auto in ambito Aziendale/Industriale, Professionisti, Privati, Costruzioni, Enti locali e Dipartimentali. Gruppo multispecialistico, Adenes offre un ecosistema unico e completo di servizi connessi alla gestione dei sinistri: servizi di prevenzione, ripristino, project management, TPA, ecc., per garantire al cliente un’esperienza di altissimo livello.
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Articolo e Adv Strade & Autostrade, n° 142

Smart Working-Covid19

Continuano le pubblicazioni di Action sulla rivista Strade & Autostrade, rivista specializzata in temi inerenti la realizzazione, la manutenzione e la gestione delle reti di trasporto in Italia.
Il titolo dell’articolo è “Sperare che un evento non ti colpisca non è una strategia”, ed il tema centrale è la Operative Risk Governance.

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